mercoledì 26 novembre 2008

XXXIV° Domenica - Tempo Ordinario - Cristo Re

letture: Ez 34,11-12.15-17; 1Cor 15,20-26.28; Mt 25,31-46


Nè giudice nè carnefice: RE

Perchè un Dio incarnato, fattosi uomo, cresciuto accanto a peccatori, commensale dei miseri, difensore dei deboli, prossimo dei più meschini dovrebbe, in un domani forse lontano o forse no, ergersi a giudice e condannare coloro per cui era venuto?

Perchè il Vangelo di questa domenica sembra lasciare poco spazio alla misericordia tagliata in due da una giustizia velatamente umana e poco "divina"...ma una buona novella, un annuncio lieto lo porta anche questa pagina di Matteo che, una volta tanto, vediamo illuminarsi grazie alla luce che le viene in prestito dalla pagina di un Antico Testamento che per una volta ci sembra tanto attuale ed "evangelico" da lasciarci spiazzati.

Perduta: chi è quella pecora perduta se non il fratello, fors'anche io, che ancora aspetta la voce di uno che gli si offra come pastore, come Colui che conosce la strada e la sa indicare.

Smarrita: e chi è quella pecora smarrita se non io stesso, quando a questa voce una volta asdcoltata, faccio sovrapporre mille rumori più affascinanti ma così traditori.

Ferita: e quante pecore ferite posso contare sulla strada della mia vita, quante volte io stesso ho fasciato quelle ferite e quanto spesso altri hanno fatto lo stesso per me che inavvertitamente mi ero avventurato per sentieri spinosi e scoscesi che Lui non aveva progettato per me.

Malata: e alla fine quanto dolore consumato al punto da lasciarci, lasciarmi senza più energie, senza neppure più la forza di rialzare lo sguardo verso il Buon Pastore che mai si è allontanato dal suo gregge?

Grassa e Forte: ma ecco che il Salvatore non viene solo per i deboli, gli infermi e i reietti, ma anche per quelli che, in un modo consapevole o meno, hanno contribuito a far rimanere o, peggio ancora, a far cadere in queste condizioni i loro fratelli. Eccole le pecore forti e grasse, quelle che alle spalle delle sofferenze dei fratelli aumentavano il proprio bottino, la loro ricompensa terrena, forse a scapito di quella celeste.

Ma anche, SOPRATTUTTO per loro il nostro Salvatore vale tanto...tanto quanto può valere la loro stessa vita..quanto un biglietto di sola andata per il paradiso, staccato niente meno che dal Comandante del volo che non eravamo neppure mai stati in grado di riconoscere in quel povero, in quell'affamato o assetato, in quell'indigente malato e carcerato...lui ci prenderà per mano e ci accompagnerà ognuno al nostro posto e anche lì non ci lascerà soli per chè il nostro Re non può scordarsi di noi, non lo farà, come un pastore non si dimentica di nessuna delle sue pecore, nè delle malate nè delle grasse e forti.

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