mercoledì 29 febbraio 2012

Musica & Parole - Tutto quadra

Si fa strada, lentamente… scivola nella mente delle persone per bene e non fa rumore… al pari della neve scende silenziosa e, se non te ne accorgi in tempo, copre tutto il resto togliendo allo sguardo la bellezza e la particolarità delle piccole cose. Noia, solitudine, egoismo, chiamatelo come volete: ha molti nomi per dire una sola cosa, gridandola a più voci perché sia più convincente e affascinante; stai bene come stai, stai bene solo e questo importa… il resto è
fuori e lì lo devi lasciare, se vuoi vivere tranquillo.
Ma, altrettanto silenziosamente, quasi inosservato, arriva anche l’antidoto, anzi è sempre stato presente, ma quasi nessuno lo nota, discreto com’è… nessuno se ne cura, se non i pochi fortunati che hanno imparato a riconoscerlo: l’Amore, leggero come il vento che cancella nuvole vaporose e rende terso il cielo.
Nella tranquillità, si sa, la parola d’ordine è “non disturbare”; e nella guerra dei silenzi, tra egoismo e Amore, vince chi riesce ad essere più convincente.
Ma non facciamo anche noi l’errore che fanno gli ipocriti, di schierarci senza pensarci dalla parte dell’Amore, senza sapere cosa questo comporta. Siamo, infatti, disposti a rinunciare alla nostra vita per farne “a metà” con chi ce la chiede? Siamo in grado di farci trasparenti, quasi invisibili, per il bene e per amore di chi ci sta attorno? Ma, soprattutto, siamo capaci di mettere qualcun altro al primo posto della NOSTRA di vita? A parole forse sì, anche se sono le parole stesse a confonderci e a metterci in crisi: verrebbe quasi da dire che in Amore è più facile fare che parlare… e allora FACCIAMO!!
“Facciamo Amore”, creiamolo, trasformiamolo, doniamolo, traffichiamolo e se ci sembra difficile prendiamo degli esempi: il Papa? qualche santo? e perché non un supereroe? No, la direzione è quella giusta, ma la strada è un’altra, più piccola e quotidiana, fatta di gesti lievi, più o meno consistenti, di certi sguardi nei quali, chi sa guardare, intravede l’infinito e impara la regola fondamentale della vita: tutto l’universo obbedisce all’Amore.

Franco Battiato feat. Carmen Consoli
Tutto l’universo obbedisce all’amore

Rara la vita in due fatta di lievi gesti
e affetti di giornata
consistenti o no bisogna muoversi
come ospiti pieni di premure
con delicata attenzione per non disturbare
Ed è in certi sguardi che
si vede l’infinito
Stridono le auto come bisonti infuriati
le strade sono praterie
accanto a grattacieli assonnati
come possiamo tenere nascosta la nostra intesa?
Ed è in certi sguardi
che si intravede l’infinito
Tutto l’universo obbedisce all’amore.
Come puoi tenere nascosto un amore?
Ed è così che ci trattiene
nelle sue catene.
Tutto l’universo obbedisce all’amore
Come possiamo tenere nascosta la nostra intesa?
Ed è in certi sguardi
che si nasconde l’infinito
Tutto l’universo obbedisce all’amore
Come puoi tenere nascosto un amore?
Ed è così che ci trattiene
nelle sue catene.
Tutto l’universo obbedisce all’amore,
obbedisce all’amore.

Musica & Parole - Una vita vera

Sono in sella alla mia bicicletta, alla fine di una lunga discesa, quando il vento ha smesso di bisbigliare rumorosamente nelle orecchie, quando il sangue già è tornato a scaldare le guance intorpidite dal freddo, quando gli occhi si sono ormai rifatti grandi, senza la paura di tornare ad essere feriti… tutto attorno comincia pian piano a rallentare con me, tutto ciò che prima si perdeva alle mie spalle inizia ora ad essermi compagno di strada e si ferma con me fino a catturarmi nella sua fissità.
Ho l’impressione che tutto sia fermo, non solo la strada, anche la mia vita, la vita di tutto il mondo… fermo, in quei metri di asfalto che cancellano velocemente il passato e affievoliscono la percezione del futuro, ci sto io, immobile tra ciò che c’era prima e quello che verrà dopo.
La sensazione è di libertà, di pace e tranquillità… è come se il mondo si fosse preso una pausa e mi invitasse a fare altrettanto… e così faccio.
In stallo, fermo tra il vecchio e il nuovo, sfoglio l’album dei giorni passati, immaginando il colore da dare ad ognuno di essi e mi scopro felice di dipingere con toni accesi e caldi i bei momenti vissuti. Sono contento e vorrei fermarmi, non sfogliare oltre quell’album che però è solo a metà… vorrei accontentarmi e non andare oltre perché in quella metà ci stanno invece i giorni grigi, quelli bui, un po’ freddi e tristi… ma so che non è giusto, so che non posso cambiare quello che è accaduto solo facendo finta che non esista e senza guardarlo mai.
Ma pagina dopo pagina la felicità non diminuisce, la gioia non se ne va anche mentre rivedo le mie lacrime che asciugano al sole; anche quando ripenso alle ferite che il tempo e l’amore hanno guarito, non smetto di ripetermi che le cose che ho sono fatte per me e dicono la mia verità, chi sono.
Ciò che ritenevo perduto è qui vicino a me; basta poco per riprenderlo e pochissimo perché possa tornare ed insegnarmi qualcosa della persona che oggi sono. Forse non sarà un’esperienza felice ma senz’altro sarà vera, sincera… e se ci fosse bisogno di una mano so a chi chiederla: sento già la Sua voce che mi dice “non temere, se quei giorni ti fanno paura portali a me, ne avrò cura perché sono comunque una parte di te”.
La vita in gioco è una, con i suoi momenti belli e brutti… perché ricordarne solo metà, quando possiamo imparare a fare anche dei momenti bui delle occasioni di felicità… anche quei momenti possono aiutarci a dire la verità su di noi, anzi sono proprio quei frangenti a rivelarci cosa sta alla base, nelle profondità di noi.

È PER TE
L’aura feat. Max Zanotti
Testo e musica: L’aura
L’AURA, Demian (2007)

Prendi un giorno,
il più bello che possiedi,
ha il colore
che non dimenticherai mai
Lascia il pianto
dove il sole lo riscalderà
nel momento
in cui alla vita ti richiamerà
È per te
che sorriderai,
sarà il tempo di viver
le cose che hai,
è per te
E quel giorno
poi riportalo a me,
ne avrò cura,
è una parte di te!
Ciò che ho perso
è solo a un passo da me,
l’ho lasciato
e lo riprendo perché
È per te
e sorriderai,
sarà il tempo di viver
le cose che hai,
è per te
E quaggiù in città
gira voce già
che la vita è un gioco,
è l’unica che hai!
C’è un pensiero che
puoi trovare se
guardi dritto in fronte a te ed è
tutto quello che ti serve
per cambiare e ricordare
che stai bene ed
È per te
che sorriderai,
sarà il tempo di viver
le cose che hai
È per te che sorriderai
sarà il tempo di viver
le cose che hai,
questo è il tempo di viver
le cose che hai,
è per te che lo fa

Musica & Parole - Ricco di luce

Cerco le parole tra molte poesie per descrivere ciò che vedo, la realtà, le cose che fanno parte della mia vita e che stanno lì, sullo sfondo del mio cielo, sull’orizzonte che rimane sempre a un passo che ancora non mi sento di fare.
E in quell’orizzonte riesco a scorgere, nitide, tutte le belle cose che mi sono fatto in dono, molte più di quelle che avrei desiderato o che pensavo di meritare, e così, guardando al passato, faccio i conti: quanti desideri realizzati che alla fine si sono rivelati essere solo “un’insolita emozione”, quante ore buttate a pensare quali rimpianti avrei preferito sopportare nella mia vita e quali rimorsi avrei voluto evitare.
Convinto che la vita fosse solo un volo che passa e va ho cercato di renderla più affascinante che potevo, arricchendola di tutto ciò che poteva rendere questo viaggio il più piacevole e comodo possibile. Ho raccolto i frammenti dei miei successi, perché almeno loro sapessero consolarmi nei momenti difficili ma erano solo fiori rotti dalla grandine, un ricordo di belle cose passate.
E alla domanda “dove va questo volo?” ha fatto eco solo il silenzio… nessuna poesia, nessuna parola sottratta alla penna di un filosofo… Allora ho apprezzato Quello che, discreto, rimaneva
all’orizzonte e sono tornato a guardare quel cielo e quel sogno che rimanevano là, come la cosa, la Persona che più mancava e ho fatto il passo che ancora non osavo fare. Ho varcato la soglia è ho attraversato quell’orizzonte che porta alla vita, quella vera e con questo tesoro ho ritrovato anche il mio cuore, perciò “posso dire già che torna il conto mio, posso dire che perciò alla Vita
devo molto”…

SOLO UN VOLO
Testo e musica: Eros Ramazzotti
ORNELLA VANONI, Più di me (2008)

Quando penso a quello che ho vissuto io,
alle cose che mi han dato, alle cose che mi han tolto.
Posso dire già che torna il conto mio,
posso dire che perciò alla vita devo molto.
Qualche graffio sopra il cuore me lo sono fatto anch’io,
camminando nei roveti dei tormenti miei.
Meglio avere dei rimorsi o dei rimpianti è un dubbio mio,
ma ti dico che alla fine tutto quanto rifarei.
Se la vita è solo un volo che passa e va,
so che l’ho vissuta almeno, so che l’ho vissuta in pieno.
Poi non so se in fondo capita pure a te
che ti manchi ancor qualcosa anche se non sai cos’è.
Forse un sogno che è rimasto la dov’è
e comunque sia altro cielo c’è.
Quando penso a quello che ho vissuto io,
e a dove mi han portato, le mie scorrerie d’amore.
Imparando a riconoscere così,
un’ insolita emozione da un normale batticuore.
Ho raccolto fiori rotti dalla grandine però dopo quanti
temporali non saprei,
ma li ho ripiantati tutti, non mi sono arresa,
no perché poi almeno uno rallegrasse i giorni miei.
Se la vita è solo un volo che passa e va,
so che lo vissuta almeno, so che l’ho vissuta in pieno.
Poi non so se in fondo capita pure a te
che ti manchi ancor qualcosa, che ti manchi ancor
qualcosa
come a me…
Poi non so se in fondo capita pure a te
che ti manchi ancor qualcosa anche se non sai cos’è:
forse un sogno che è rimasto la dov’è
e comunque sia altro cielo c’è…
altro cielo c’è…

Musica & Parole - Lettera dal prodigo

Mi sono sentito un grande falso fingendo allegria… lo so, non è bello ma mi ripetevo che non era per cattiveria, era come una necessità; davo l’impressione di stare bene anche quando dentro di me c’era il deserto, quando anche una parola spesa con il mio miglior amico non serviva ad aggiustare un bel niente.
Ma quando ho visto le Sue lacrime, quando le ho sentite sulle mie guance in quell’abbraccio è come se fossi ritornato bambino, come se non fossi mai uscito da quella porta... perché se il mondo non sempre si accorge di ciò che senti, di quello che provi vivendo questa vita, vedendo questi volti, camminando per questa città, c’è un luogo che ti aspetta, Qualcuno che si preoccuperebbe per te comunque, anche se tu fossi il milionesimo granello di sabbia in un deserto colpito dal terremoto… anche quando nessuno verrebbe a salvarti ascolta, tendi un orecchio e senti, due parole... “Vieni, vedi”.
Vieni sulla soglia e aspetta, come ha fatto Lui, il ritorno di chi tanto ti ha fatto soffrire; vedi quanti dolori ti sono stati dati in dono e quanti ne hai regalati perché tu possa trasformarli in gioie, quanta allegria mancata da trasformare in amore.
Osserva la vita come farebbe un cieco, perché non sempre gli occhi servono a vedere meglio, soprattutto se Colui che cerchi sta alle tue spalle per proteggerti e sollevarti in aria, tu che pur senza ali nutri sogni e progetti che volano alti…E, alla fine, non giudicarti male quando chi avrebbe il diritto di farlo non lo fa; e fai come me, continua a stupirti se, alla tua età, continui a vantarti di saper ancora piangere. “Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (Lc 15,20)

AllA miA età (2008)
Tiziano Ferro

Sono un grande falso mentre fingo l’allegria,
sei il gran diffidente mentre fingi simpatia,
come un terremoto in un deserto che…
che crolla tutto ed io son morto e nessuno se n’è accorto.
Lo sanno tutti che in caso di pericolo si salva solo chi sa
volare bene,
quindi se escludi gli aviatori, i falchi, nuvole, gli aerei,
aquile e angeli, rimani te
ed io mi chiedo ora che farai,
che nessuno ti verrà a salvare,
complimenti per la vita da campione,
insulti per l’errore di un rigore.
E mi sento come chi sa piangere ancora alla mia età
e ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età
e vita mia che mi hai dato tanto,
amore, gioia, dolore, tutto,
ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia
età.
Certo che facile non è mai stato,
osservavo la vita come la osserva un cieco,
perché ciò che è detto può far male,
però ciò che è scritto può ferire per morire.
E mi sento come chi sa piangere ancora alla mia età
e ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età
e vita mia che mi hai dato tanto,
amore, gioia, dolore, tutto,
ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia
età.
E che la vita ti riservi ciò che serve e spero
che piangerai per cose brutte e cose belle e spero
senza rancore che le tue paure siano cure
e l’allegria mancata poi diventi amore
anche se è perché solamente il caos della retorica
confonde i gesti, le parole, le modifica e
e perché Dio mi ha suggerito che
ti ho perdonato e ciò che dice lui va ascoltato
di notte alla mia età,
di notte alla mia…

Musica & Parole - Affetti con la "A" maiuscola

Difficile riuscire a trovate una canzone d’amore che risulti convincente, che non susciti solo l’immagine di cuoricini svolazzanti, angioletti sparafrecce e fuochi artificiali… difficile riuscire a credere a tutti i “Ti Amo” sentiti pronunciare un po’ ovunque, nei fi lm, per strada… difficile persino utilizzarla, questa benedetta parola AMORE, per paura di trovarsi incatenati a qualcosa che in realtà non era più grande di una passione momentanea… ma allora cos’è questo amore? Esiste? Ed è una cosa che fa per me?
Per rispondere dovrei probabilmente iniziare con l’abbandonare la brutta abitudine di immaginare (perché di questo si tratta, di immaginazione) l’amore come la passione travolgente della vita, come l’energia che muove ogni palpito di cuore, ogni cellula del corpo… ma una volta scartato quest’aspetto così romantico, cosa mi rimane? Niente? Tutto? O non piuttosto il meglio, tutto ciò che resiste al tempo e alla noia e riesce ad entrare a far parte della quotidianità?
Rimane l’amore per le piccole cose, quelle certe, rassicuranti, quelle che ho imparato a conoscere, in me, negli altri… rimane l’amore anche quando non viene comodo o facile e anche quando non lo voglio; rimane l’amore che mi fa apparire fragile e indifeso davanti a coloro che amo; rimane quell’amore che mostra la parte più scura di me, difficile da raccontare; rimane l’amore che si abbandona alla certezza fragile degli uomini resa però forte dall’Amore di Lui; rimangono gli sguardi complici o sfuggevoli, le mani ruvide e poco curate di chi si è speso tutta una vita per gli
altri, per me e infi ne rimane anche l’amore per i giorni normali senza un gesto particolare da ricordare, quei giorni che conosco bene come le mie tasche, come le stanze poco illuminate dov’è
possibile arrivare anche bendati se a guidarmi è l’Amore, quello con la A maiuscola!

CONOSCI
Testo e musica: C. Donà
CRISTINA DONÀ, La Quinta Stagione 2007

Conosci i miei occhi se guardano
lontano da te
le mani che non so curare,
conosci le stanze poco illuminate
dov’è possibile
arrivare bendati.
Pronunciare una ferita
quando è appena ricucita
non è semplice.
Arginare la tensione
contenere un’emozione
è più nobile.
Ecco un’ombra che mi lega
la certezza di qualcosa
che poi cambia.
Scavare o tralasciare il senso
voltarsi e
non guardare dentro
Ammettere o tacere,
avvicinarsi e rimanere.
Conosci i miei occhi quando
guardano verso di te,
i giorni normali
senza un gesto da ricordare.
Conosci i colori
e la parte più scura di me
dii cile da raccontare.
Conosci i miei occhi quando
guardano lontano da te,
i particolari delle mani
che non so curare,
conosci i ricordi e la parte
più scura di me
dii cile da raccontare

Musica & Parole - Quel cielo sopra te e il fango

Milano è veramente piena di cartelli alti sei metri che dicono “tutto è intorno a te”, ma manca sempre qualcosa…il punto di partenza...dove sono io perché tutto possa davvero essermi attorno? Se c’è una cosa bella nelle grandi città come questa è che tutti qui siamo uguali: sotto lo stesso cielo, nello stesso vagone di metrò farabutti, colpevoli, superstiti e noi… noi che non abbiamo fatto nulla, ma proprio nulla, noi per i quali il mondo può andare avanti così oppure tornarsene indietro, tanto…
Bello essere tutti uguali, ma uguali a chi? a cosa? E poi, a che scopo essere tutti uguali? Quando tutti quelli che mi stanno attorno cominciano ad assumere gli stessi contorni, gli stessi connotati i casi sono due: o i miei occhi nella loro vita hanno lavorato troppo oppure è il mio cuore che non ha lavorato ancora a dovere… no, ancora non ha lavorato se non sono capace di amare, se non sono stato capace di ri-trovare chi, attorno a me e al mio fango, signifi cava davvero tutto… lontano da casa viene più facile accorgersene: nella Babilonia di lingue della città, nel suo fango di indifferenza, il rischio di sentirsi solo è grande, anche in mezzo alla gente, anche tra quella conosciuta: i soliti discorsi di facciata che non trovano mai la via del cuore: “come stai quanto costa che ore sono che succede che si dice chi ci crede e allora ci si vede”…
Sì, ci si vede, ma non ci si incontra mai, non come si fa in una famiglia. Lo ripeto, lontano da casa è diffi cile trovare lo stesso calore delle mani di un padre che da piccolo ti faceva volare verso il cielo; diffi cile consolare le lacrime di una mamma che del fi glio conosce ogni cosa… ma a quelle mani e a quelle lacrime devo il mondo che mi sta attorno, quel vecchio mondo che “sta insieme solo grazie a quelli che hanno ancora il coraggio di innamorarsi”… Ma allora, forse, non è poi così vero che anche per noi tutto è così indiff erente… non lo sono i miei amici, i miei fratelli con i quali sto imparando a fare famiglia, proprio grazie agli insegnamenti di quelle mani e lacrime di un tempo, quei suoni e volti familiari, amati… adesso lo so che non sono solo, lo so perché da dove ho
deciso di stare vedo il Cielo e il mondo con il suo fango, lo so perché da qui vedo tutto attorno a me, tutto l’amore che c’è, per me che sto imparando a fondere quel Cielo con il fango, ad usare l’energia del loro contatto.

FANGO
testo e musica:
Jovanotti
JOVANOTTI, Safari 2008

Io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
sotto un cielo di stelle e di satelliti
tra i colpevoli le vittime e i superstiti
un cane abbaia alla luna
un uomo guarda la sua mano
sembra quella di suo padre
quando da bambino
lo prendeva come niente e lo sollevava su
era bello il panorama visto dall’alto
si gettava sulle cose prima del pensiero
la sua mano era piccina ma aff errava il mondo
intero
ora la città è un fi lm straniero senza sottotitoli
le scale da salire sono scivoli, scivoli, scivoli
il ghiaccio sulle cose
la tele dice che le strade son pericolose
ma l’unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
il profumo dei fi ori l’odore della città
il suono dei motorini il sapore della pizza
le lacrime di una mamma le idee di uno studente
gli incroci possibili in una piazza
di stare con le antenne alzate verso il cielo
io lo so che non sono solo
io lo so che non sono solo…
la città un fi lm straniero senza sottotitoli
una pentola che cuoce pezzi di dialoghi
come stai quanto costa che ore sono
che succede che si dice chi ci crede
e allora ci si vede
ci si sente soli dalla parte del bersaglio
e diventi un appestato quando fai uno sbaglio
un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te
ma ti guardi intorno e invece non c’è niente
un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a
quelli che
hanno ancora il coraggio di innamorarsi
e una musica che pompa sangue nelle vene
e che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi
smettere di lamentarsi
che l’unico pericolo che senti veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
di non riuscire più a sentire niente
il battito di un cuore dentro al petto
la passione che fa crescere un progetto
l’appetito la sete l’evoluzione in atto
l’energia che si scatena in un contatto.

Musica & Parole - C'è da fare

C’è da fare, c’è da fare… sembra quasi di poter rivedere con lo sguardo della memoria il caporeparto del povero Chaplin nel film “Tempi moderni” mentre lo esortava ad essere sempre più veloce su quel nastro da catena di montaggio…lavorare, sbrigarsi, produrre, fare…ma l’essere? Non che le due cose siano disgiunte, anzi, ma forse azzardiamo delle separazioni sempre troppo affrettate e poco ragionate… ”quello che faccio per vivere è altra cosa da quello che in realtà sono e vorrei fare…ho dei sogni, progetti che non si sposano con il lavoro che sto facendo ma aspetto tempi migliori”… e quali tempi migliori, il paradiso? Si spera che lì di lavoro ce ne sia poco e che tutto il resto sia solo e unicamente piacere.. ma allora perché non farlo diventare già ora un piacere questo “benedetto” lavoro? Ben inteso, il lavoro è fatica, e non solo fatica fisica: è responsabilità, è soddisfazione, è realizzazione, è iniziare per continuare o magari ricominciare tutto da capo, è perseveranza, ingegno, volontà e mille altre cose ancora… cose tutte che però non solo mi impegnano la giornata ma soprattutto riempiono il mio essere, fanno sì che alla fine di una giornata di lavoro possa dire a me stesso: ecco, anche oggi hai messo da parte il tuo gruzzolo di esperienza, hai fatto fruttare le tue capacità, hai meritato fiducia e dimostrato autonomia e
responsabilità perché c’è sempre qualcosa da fare dentro di noi.
E c’è di più: è inutile parlare e fare finta di guardare senza poi muovere un dito quando invece attorno a noi c’è ancora un mezzo mondo da cambiare…queste capacità che ci siamo trovati per le mani o che a fatica ci siamo costruiti sono lì proprio perché le sappiamo far fruttare, a bene nostro e degli altri, perché insieme riusciamo a fare qualcosa di più grande, qualcosa di importante, perché con il nostro “benedetto” lavoro possiamo contribuire con il nostro verso alla poesia divina della creazione.. c’è da fare, fratelli, c’è da fare un mondo, il Nostro…

C’è da fare
Testo e musica: Gatto Panceri
GIORGIA, Come Thelma e Louise 1995

C’è da fare, c’è da fare
C’è sempre qualcosa da fare
C’è da fare, c’è da fare
C’è sempre qualcosa da fare e da rifare
C’è da fare, c’è da fare
C’è da far da mangiare per un mondo affamato
C’è da fare, c’è da fare
C’è sempre qualcosa da fare dentro di noi
C’è da fare andare avanti la baracca
Aggiustare qualche cosa che si spacca
E quando poi pioverà
Un secchio qui e un altro là
Contro l’umidità
È inutile parlare fare finta di guardare
C’è da fare, c’è da fare
C’è sempre qualcosa da fare e da rifare
C’è da fare, c’è da fare
C’è da fare un casino anche contro il destino
C’è da fare, da cambiare
C’è sempre qualcosa da fare e tu lo sai
La mattina c’è da riordinare il letto
E rimetter molti sogni nel cassetto
Che siamo sempre a metà
Perché qualcosa non va
Ci vuole più volontà
Arrangiarsi, ingegnarsi
Lavorare e poi stancarsi
Per liberarsi: c’è da fare sai
Qualcosa di importante
C’è da fare
Qualcosa di più grande
C’è da rifare...
Ci sarebbe da cambiare mezzo mondo
Dare a tutto un senso molto più profondo
Col sole in faccia si sa
Che gran fatica sarà
Contro l’aridità
È inutile parlare, fare finta di guardare
C’è da fare, c’è da fare
Qualche volta sbagliare, dover ricominciare
C’è da fare, c’è da fare
C’è da fare da mangiare per un mondo affamato
C’è da fare, da rifare
C’è sempre qualcosa da fare e tu lo sai
C’è da fare qualcosa di importante
C’è da fare
È inutile parlare, fare finta
Di guardare quando
... c’è da fare sai
Qualcosa di importante
Qualcosa di più grande
Qualcosa di importante
Qualcosa di più grande

Musica & Parole - L'infinito umano

“Ancora un minuto, solo un attimo…qui sto così bene e il mondo fuori è così…freddo…solo un altro minuto e poi mi alzerò...”… quante volte questo pensiero ha attraversato la mia mente prima di alzarmi la mattina, prima di abbandonare quel caldo e accogliente giaciglio e arrancare faticosamente per dare inizio all’ennesima giornata fatta di impegni e scadenze, di scuola e di compiti…
Avevano un bel da fare i miei genitori e gli insegnanti a dirmi che tutto quello mi sarebbe servito un giorno, non il sapere risolvere strane equazioni o citare a menadito i primi versetti di una poesia ma quella capacità, che poi è maturità, di saper fare buon uso delle proprie conoscenze per “dirigere con responsabilità la canoa della propria vita” (R. Baden Powell, fondatore del movimento scout).
Ora so che si trattava di una sorta di falsa consolazione, come se l’indugiare in quella posizione comoda potesse allontanare le responsabilità che, crescendo, ho dovuto assumere, volendole o meno… ma quanta tristezza e paura trovo in me quando scopro che lo stesso pensiero campeggia ancora oggi nella mia testa anche in altri momenti, quelli in cui mi farebbe invece comodo un po’ più di coraggio in me e nelle mie capacità, quando tempo per indugiare non c’è e le decisioni non possono più essere rimandate e mi si chiede un impegno e una capacità di scelta maggiori, più mature.
Ecco allora quanto è importante lo studio, quella sorta di circolo vizioso senza fine: permette di conoscere e sapere; e il sapere permette a sua volta di sperare che in un futuro ci saranno altre cose ancora da imparare per poter meglio capire… e così all’infinito. Idea affascinante, vero? Ma, si sa, a certi fascini si può benissimo resistere, anzi, viene comodo farlo soprattutto quando non si vuol fare la fatica di essere protagonisti della propria vita e torna comodo il compromesso, il confluire nella mentalità comune che, come un caldo letto, ti culla e anestetizza: meno sai e meno voglia di sapere ti viene, meno conosci e più potere di decisione concedi agli altri, soprattutto a quelli che ti danno sempre ragione e non fanno mai problemi. Ma non mi demoralizzo perché per fortuna o, per meglio dire, per Grazia, mi riscopro sempre capace di guardare oltre i miei limiti, capace di non fermarmi sul mio essere uomo finito e limitato per andare verso quell’infinito mano nel quale mi riconosco figlio di Dio… quel meraviglioso dono di Dio che è la consegna dell’Uomo vero all’uomo, Dio stesso all’uomo, dato a lui nell’unica forma che poteva essere comprensibile: Gesù. Ecco trovata la formula, quasi fosse una magia, per conoscere e apprezzare quella realtà che è tutta dono e merita di essere compresa e poi amata: studiare per conoscere, per continuare a sperare nel futuro e imparare a capire... milioni di sogni, milioni di segni, per milioni di giorni ancora... ancora..

Milioni di giorni
testo e musica: N. Fabi
NICCOLÒ FABI, Dischi volanti 2006

Non c’è più tempo per aspettare
Non puoi usarlo ancora come scusa e rimandare
Non puoi vedere solo il bene
Non puoi temere solo il male
E non confondere il mondo con una regione
Non confondere il denaro con la ragione.
Perchè mio figlio dovrà sapere
Perchè mio figlio dovrà sperare
Perchè mio figlio dovrà imparare
A capire…
Milioni di sogni
Milioni di segni
Per milioni di giorni ancora… ancora.
Non nascondere a nessuno
Il pensiero e la dignità
La minoranza non è una debolezza
La maggioranza non è una qualità
Ma la voce più convincente
È spesso quella che ti spiega meno
Perchè conforta, non ti contrasta,
ti dice solo quello che vuoi sentire.
Ma mio figlio dovrà sapere
Ma mio figlio dovrà sperare
Ma mio figlio dovrà imparare
A capire…
Milioni di sogni
Milioni di segni
Per milioni di giorni ancora…
Il tuo pensiero
La tua esistenza
L’infinito umano è tutto qui.
È tutto qui… È tutto qui…
L’infinito umano è tutto qui.
Perchè mio figlio dovrà sapere
Perchè mio figlio dovrà sperare
Perchè mio figlio dovrà imparare
A capire…
Milioni di sogni
Milioni di segni
Per milioni di giorni ancora… ancora…

martedì 28 febbraio 2012

Musica & parole - Limite o occasione?

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Toccare il fondo, o meglio poggiare i piedi sulla base della propria natura umana fatta di peccato e di limiti, è forse l’esperienza più triste e avvilente che possiamo fare in vita, ma è anche punto di partenza per la nostra rinascita.

Scoprire il limite può rivelarsi utile, perché segna anche un confine oltre il quale non si può andare e dal quale si può solo ripartire: il pesce rosso scopre a malincuore i limiti della boccia che lo imprigiona, ma poi ringrazia Dio perché essa esiste e lo tiene in vita.

Il male è proprio quell’ultimo limite che dobbiamo scoprire per accorgerci di quali spazi ci sono riservati perchè impariamo a vivere con noi stessi, gli altri e soprattutto Dio…

Dio ha scelto di prendere i limiti umani e farli propri, assumendo un corpo e un cuore e tutti i sentimenti in esso racchiusi: allegria, tristezza, gioia, delusione, amarezza, sconforto, paura… tutta la natura umana fa parte di Gesù ed egli ha trasformato quelli che potevano sembrare limiti in contorni chiari e netti dello spazio entro il quale giocare la propria capacità di essere santi.

E, se riusciamo ad andare oltre il senso di fallimento e vergogna per il nostro peccato e prendere coscienza che solo con ciò che siamo possiamo essere (santi), allora forse potremo arrivare a dire anche noi: “Ahhhhh come è bella, ahhhh come è strana, sei questa mia natura umana”.

GIANLUCA GRIGNANI, NATURA UMANA
Testo e musica: G. Grignani
Gianluca Grignani, Natura umana (2011)

Ero lì che stavo bene,
ero solo con gli amici,
e ad un tratto tu, sì tu, spiegami perchè
da quando ho incontrato te, tutto è diverso.
Non volevo più restare,
a pensare alla mia vita,
non volevo perchè troppo tempo ormai
che ho chiuso la ferita.
E adesso guardami,
tendo la mano,
che chiede aiuto,
ma non è strano.
Io che ero sicuro di me,
che dicevo son più forte di te,
invece amare mi fa paura.
Ahhhhh come è bella,
ahhhh come è strana,
sei questa mia natura umana.
Come miele sulla pelle,
tu scivoli pian piano,
e anche se cerco di scappare invano
mi allontano tra le stelle.
E adesso guardami,
tendo la mano,
che chiede aiuto,
ma non è strano.
Io che ero, ero sicuro di me,
che dicevo son più forte di te,
invece amare mi fa paura.
E adesso ascoltami
col cuore in mano,
io se mi inganno,
perchè ti amo.
Non c’è più un attimo che
nella mia vita qualche essenza di te
anche se amare mi fa paura,
ahhhh come è bella,
ahhhh come è strana lo sai,
però sei questa mia natura umana,
sei questa mia natura umana.

Musica & parole - Fino in fondo

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Metà della nostra esistenza passa con l’obiettivo di dimostrare a noi stessi e al mondo che siamo maturi, autosufficienti, autonomi, in grado cioè di badare a noi stessi e alle nostre cose senza bisogno di nessuno; ed ecco che sul più bello inizia l’altra metà, quella in realtà più difficile e complicata, quella che rimette tutto in gioco, quella cioè che trascorriamo in cerca dell’alleato o alleata con il quale finire i nostri anni in pace e serenità.

Prima soli e felici di esserlo e poi “maledettamente” soli e fragili: ed è strano trovarsi così, in una stanza, con la netta sensazione di essere insufficienti, incompleti, sbilanciati, senza un centro ma con la precisa consapevolezza di ciò che manca.

È strano perché non ci siamo abituati, non ci siamo mai allenati alla mancanza e alla necessità, soprattutto a quella che viene da dentro e che non possiamo affrontare se non con un aiuto “esterno”.

E non parlo solo di “compagnia” perché quella può venire dalle persone più svariate e sbagliate; parlo di quel patto, segreto ma così nitido e chiaro al cuore, che stringiamo con l’unica persona della quale veramente ci fidiamo, quella che non ci abbandonerà mai qualunque cosa succeda. Perché, se nell’abbondanza abbondano anche gli amici, è nella necessità che si scoprono gli amici veri, i compagni di strada che silenziosamente e a modo loro ci sono sempre stati e sempre ci saranno.

Un’alleanza trova senso nel momento del bisogno: Pau, il cantante dei Negrita, ha scritto questa canzone dopo la scoperta della malattia della moglie… il resto è scritto nelle righe di questo “patto” in musica…buon ascolto!

Negrita, Brucerò per te
Testo e musica: Pau
Negrita, Dannato vivere (2011)

Che cos’ero intorno a vent’anni?
un manicomio in un letto di danni
sogni sciatti, notti di festa
tiravo sassi alla tua finestra
ma cos’hai visto in questo qui?
e quella cosa è ancora lì o no?
o no? o no? o no?
E ora, amore, dopo una vita
cosa pensi che ti dica?
sei l’aurora boreale
sei la luce che squarcia il mio vuoto banale
Brucerò per te
mi ferirò per te
io brucerò per te
mi ammalerò per te
Davanti a te un plotone schierato
esplode colpi e non prende fiato mai
sarò con te ovunque andrai
ti prego dimmi che non t’abbandonerai
Primavera, festa del mondo
mentre io, io mi nascondo
è che non m’importa niente
di quello che succede, nemmeno della gente
voglio solo stare con te
e rivederti ridere
E brucerò per te
mi ferirò per te
E la Luna pensa per sè
se ne frega di noi
ma io lo so che tornerai
l’universo si muove e non smetterà mai
E brucerò per te
mi ferirò per te
io brucerò per te
mi ammalerò per te
Amica cara, amica speranza
parti da qui, dalla mia stanza
e vola, sali più in alto della paura
che ci corrode, che ci tortura, e vai!
Corri più della paura
che ti corrode, che ti consuma, e vola
io lo so che lo sai fare
e niente ci potrà fermare più

Musica & parole - Migliore: si può

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Sarà anche l’ultima a morire ma non sta scritto da nessuna parte che sia immortale o eterna… anche la speranza va alimentata, ma non a suon di illusioni bensì con progetti concreti e mete ben visibili.

Il primo passo verso la salvezza è sapere a cosa puntare, come un naufrago che sente nascere dentro di sé la speranza di salvarsi solo nel momento in cui inizia a scorgere all’orizzonte il profilo di una costa. È allora, solo allora che la sua speranza assume una forma e un progetto nel quale “sporcarsi le mani”; è allora che ogni fibra del suo essere, ogni energia del suo corpo è spesa per quell’unico obiettivo.

Così è per l’uomo che, dopo una lunga notte del cuore, vede riaccendersi il lumicino del riscatto, della svolta e sente affiorare sulle sue labbra le parole: «salvami, stendi le tue mani verso me e sollevami, porta il mio cuore lontano da questi luoghi scuri e insegnami l’amore…» parole che hanno un destinatario ben preciso e non sono affidante al vento perché le porti dove vuole lui.

Quante energie spendiamo, invece, per modificare la realtà che ci circonda, senza accorgerci che cambiare noi stessi sarebbe la cosa più semplice e immediata da fare: quanti giorni buttati lamentandoci della pioggia, delle amicizie perse o del tempo fuggito via, senza accorgerci che sotto quell’ombrello si potrebbe stare bene anche in due, che gli amici ogni tanto vanno anche cercati e le occasioni create per essere un po’ anche artefici della nostra speranza.

Salvami, allunga le tue mani verso me, insegnami ad amare come ami tu… ma soprattutto fammi essere migliore, un portatore di speranza.

Modà – Salvami
Testo e musica: F. Silvestre
Modà - Viva I Romantici (2011)

E va sempre così…
che, tanto, indietro non si torna.
E va sempre così…
che parli, ma nessuno ascolta.
E va sempre così…
che vuoi cambiare, ma non servirà
soltanto una promessa.

Salvami e allunga le tue mani verso me.
Prendimi e non lasciarmi sprofondare.
Salvami e insegnami ad amare come te
e ad essere migliore.

E va sempre così…
che tanto lei, poi, non ritorna.
E va sempre così…
che aspetti il sole e cade pioggia
E va sempre così…
che credi di aver tempo e invece è già,
invece è primavera.

Salvami e allunga le tue mani verso me.
Prendimi e non lasciarmi sprofondare.
Salvami e insegnami ad amare come te
e ad essere migliore.

Musica & Parole - Risorti, ogni giorno

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Il bianco e il nero, la luce e il buio, il bene e il male…Tutto il positivo passa sempre attraverso un negativo, che non è solo assenza (monotonia, apatia, …) ma che è soprattutto l’opposto: delusione, amarezza, dolore!

Ci salvi chi può!!

E chi meglio di lui, che con noi ha condiviso trenta e più anni di vita.

L’illusione che culla il nostro cuore è che Gesù in tutti quegli anni abbia vissuto una vita da “Mulino Bianco”… ogni mattina pronto a elargire sorrisi e buonumore a tutti.

No! Questo non è Gesù, questo è un alieno e per giunta antipatico, irritante…

Il mio Gesù è l’uomo del dolore, che conosce il patire; è il nostro Gesù perché tutto ciò che di umano ha vissuto lo fa essere veramente nostro fratello, autorizzato a dire la sua sulla mia vita, che è stata anche la sua.

Ci salvi, lui che può, perché da soli saremmo solo capaci di piangere sul lato oscuro della vita: la solitudine, il dolore, il freddo dell’inverno… ci salvi da tutto il male ma soprattutto da quello che, senza accorgercene, ci infliggiamo da soli perché “non ci si può rendere conto di Lui, non si può davvero comprendere senza sapere quanto è duro essergli lontano, senza aver cercato e non trovato la sua mano”.

Nessuno in questa vita regala qualcosa e di certo la felicità non piove dal cielo ma è il caso di dire che viene da lassù, là dove volge lo sguardo chi aspetta un po’ di sole per questa vita a volte troppo scura e fredda; là si volge lo sguardo di chi attende che questa esistenza diventi immensa e importante.

MAX PEZZALI - TU COME IL SOLE

(Risorgi Ogni Giorno)
Testo: M. Pezzali – Musica: C. Guidetti
Max Pezzali - Terraferma (2011)

Non c’è la luce senza l’oscurità
non c’è immaginazione senza realtà
non c’è l’assoluta grandezza della tua presenza
senza il vuoto completo che mi lascia la tua assenza
Non c’è il colore caldo dell’estate
delle nostre anime aggrovigliate
senza il freddo grigio e cupo del peggiore inverno
in attesa di un messaggio, una parola o solo un segno
Tu come il sole risorgi ogni giorno
io guardo il cielo ed aspetto il ritorno
di te che illumini completamente
la mia vita e la rendi immensa e importante
Non c’è il capirsi anche senza parole
con uno sguardo, un gesto o un batticuore
senza sapere quanto il silenzio possa pesare
quando non c’è niente da dire e più niente da fare
Non c’è la pelle al buio che scivola
sfiorando pelle entrando nell’anima
se non c’è stata mai una pelle estranea e inospitale
che già dopo un secondo viene voglia di scappare
Tu come il sole risorgi ogni giorno
io guardo il cielo ed aspetto il ritorno
di te che illumini completamente
la mia vita e la rendi immensa e importante
Non ci si può rendere conto di te
non ti si può davvero comprendere
senza sapere quanto è duro esserti lontano
senza avere cercato e non trovato la tua mano
Tu come il sole risorgi ogni giorno
io guardo il cielo ed aspetto il ritorno
di te che illumini completamente
la mia vita e la rendi immensa e importante

Musica & Parole - Dolce più che posso

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Scrivo un articolo utilizzando il mio pc mentre in sottofondo l’ipod passa una musica tranquilla nella stanza illuminata dalla lampada alogena. Ogni tanto il cellulare vibra, segno che qualcuno in qualche modo mi sta pensando mandandomi un sms e penso “efficiente questo mondo”… posso starmene tutto solo senza neppure il bisogno di alzarmi dalla mia poltrona e avere tutto ciò di cui ho bisogno a portata di mano… proprio una bella cosa, il progresso: mi fa sentire importante, potente! … e, sull’onda dell’entusiasmo, sento il bisogno di parlare con qualcuno, condividere questa gioia, la mia soddisfazione e penso a una persona in particolare. Accantono allora il computer e spengo la musica, mi rilasso sul mio divano, ma non prima di aver spento la luce e di aver acceso un paio di candele profumate e, armato della mia cara e vecchia penna stilografica, affido a un foglio i miei pensieri più segreti e intimi.

È così: mi piacciono il progresso e la tecnologia, ma il mio cuore romantico sente ancora la necessità di nutrirsi e coccolarsi di piccole attenzioni, anche a scapito dell’efficienza e della rapidità. Certo avrei potuto inviare una e-mail o un sms ma non sarebbe stata la stessa cosa. Avrei potuto… ma il poter fare una cosa non la rende automaticamente buona, bella, adatta, efficace… non la rende LA migliore.

E mi accorgo che il rischio l’ho corso e che lo corriamo tutti: in un mondo in cui il “posso fare” diventa il metro di misura, ad avere la peggio sono le piccole intuizioni personali, i sentimenti, il cuore. Nella logica del “posso fare”, la cura dei malati diventa solo medicina e non più carità, la celebrazione della fede si cristallizza in riti pomposi e non più in preghiera spontanea e personale e l’Amore viene impoverito dal meccanismo dell’atto sessuale, invece che arricchito dalla conoscenza di due anime amanti.

Posso arrivare, infatti, a conoscere ogni millimetro di pelle della persona che mi piace, ma non conoscere affatto come sia fatta dentro, che cosa si muova nella sua testa e nel suo cuore e solo perché ho voluto prendermi subito il regalo più intimo e grande che andava conquistato e non rubato.

A chi non piacciono i dolci? Ma iniziare un pasto con la torta non fa forse perdere d’interesse il resto delle portate? E il sesso per quanto dolce possa essere, a stomaco vuoto illude e stanca.

ALEX BRITTI - OGGI SONO IO
Testo e musica: Alex Britti
Alex Britti - It.Pop (1999)

E non so perché quello che ti voglio dire
poi lo scrivo dentro una canzone;
non so neanche se l’ascolterai
o resterà soltanto un’altra fragile illusione.
Se le parole fossero una musica
potrei suonare ore ed ore, ancora ore
e dirti tutto di me.
Ma quando poi ti vedo c’è qualcosa che mi blocca
e non riesco a dire neanche “Come stai?”
“Come stai bene con quei pantaloni neri,
come stai bene oggi…”
come non vorrei cadere in quei discorsi
già sentiti mille volte
e rovinare tutto!
Come vorrei poter parlare senza preoccuparmi,
senza quella sensazione che non mi fa dire
che mi piaci per davvero,
anche se non te l’ho detto,
perché è squallido provarci
solo per portarti a letto;
e non me ne frega niente
se dovrò aspettare ancora
per parlarti finalmente
dirti solo una parola,
ma dolce più che posso,
come il mare come il sesso,
finalmente mi presento.
E così, anche questa notte è già finita
e non so ancora dentro come sei,
non so neanche se ti rivedrò
o resterà soltanto un’altra inutile occasione;
e domani poi ti rivedo ancora…
e mi piaci per davvero,
anche se non te l’ho detto,
perché è squallido provarci
solo per portarti a letto;
e non me ne frega niente
se non è successo ancora:
aspetterò quand’è il momento
e non sarà una volta sola…
Ma spero più che posso
che non sia soltanto sesso,
questa volta lo pretendo.
Preferisco stare qui da solo,
che con una finta compagnia;
e, se davvero prenderò il volo,
aspetterò l’amore e amore sia!
E non so se sarai tu davvero,
o forse sei solo un’illusione,
però stasera mi rilasso,
penso a te
e scrivo una canzone
dolce più che posso,
come il mare come il sesso,
questa volta lo pretendo
perché oggi sono io,
oggi sono io.