venerdì 14 marzo 2014

Musica & Parole - Luce dalle stelle

Musica & Parole - Luce dalle stelle

SCRITTO DA FRA GIORGIO RIZZI.
pag12 Fotolia 58398367 Subscription Monthly M“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”… 
La leggerezza della parola pronunciata cerca da sempre una forma tangibile attraverso la quale relazionarsi, confrontarsi, una presenza fisica che le dia una testimonianza veritiera. Come Gesù, il Verbo del Padre, che per manifestare al mondo il suo amore lo “pronuncia” con le parole, coi fatti, con le opere, ma ancor più con la sua stessa presenza.
“A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di essere figli di Dio”… a noi che però troppo spesso dimentichiamo il potere di questo strumento che è solo umano, la parola. Dimentichiamo che il potere immenso che ha è una lama a doppio taglio che può finire per ferirci e ferire quando non la sappiamo maneggiare con cura e ne mutiamo la natura. Perchèogni parola detta non per svelare ma per nascondere, ogni frase costruita per demolire, attaccare, assomiglia ad una luce malata, un fuoco fatuo destinato a spegnersi. Di ben altra luce brillano invece le parole destinate a rischiarare e guidare: è la luce di certe stelle che seppur lontanissime continuano a guidare, seppur già morte rimangono fisse in cielo per tutti quei pellegrini e naviganti che mai si stancano di ricercare la verità.
Non accontentiamoci di dare o ricevere piccoli bagliori perchè due mezze bugie non hanno mai costruito una verità… cerchiamo la luce delle stelle, immutabile, semplice, vera.

Francesco Sarcina, Odio le stelleTesto e musica: F. Sarcina
Francesco Sarcina, Io (2014)
Odierò le parole della gente
 che critica e giudica
 sempre quando poi non si è presenti
 così parlano e inventano
 ma perciò che in fondo più li spaventa
 morirei come muoion certe stelle
 che brillano per secoli
 dando vita a tutti i nostri sogni
Chiudo gli occhi e penso a te
 adesso che non sei più qui
 che non sei più qui con me
 così ti cerco e scriverò
 una canzone su di noi
 su ciò che in fondo resterà
 e son sicuro resterà
 come una spina che non sa
 che non sa come andar via
Amerò come amano le stelle
 che danzano per secoli
 dando vita a tutti i nostri sogni
 poi ridono e si spogliano
 ma chissà perché nessuno le ricorda
Chiudo gli occhi e penso a te
 adesso che non sei più qui
 che non sei più qui con me
 così ti cerco e scriverò
 una canzone su di noi
 su ciò che in fondo resterà
 e son sicuro resterà
 come una spina che non sa
 che non sa come andar via
Chiudo gli occhi e penso a te
 adesso che non sei più qui
 che non sei più qui con me
 così ti cerco e scriverò
 una canzone su di noi
 su ciò che in fondo resterà
 e son sicuro resterà
 come una spina che non sa
 che non sa come andar via
Amerò come amano le stelle

Musica & parole - Restituire



Musica & parole - Restituire

SCRITTO DA FRA GIORGIO RIZZI.

pag12 shutterstock 125871338 18Una mascherina sottile, color nero, calata sugli occhi a celare un’identità meschina vissuta alle spalle delle persone oneste: se chiudo gli occhi e cerco di figurarmi un ladro eccolo; un dipinto nitido, un po’ da fumetto, modello banda Bassotti, ma è così che me lo vedo aggirarsi per le vie buie delle città. Oppure il gentiluomo che “ruba ai ricchi per dare ai poveri”, un Robin Hood paladino della giustizia “fatta in casa”.
Ma ammettiamolo, siamo un po’ troppo grandicelli per credere ancora alle favole e allora ecco che san Francesco ci insegna una terza possibilità, la più subdola e intollerabile; una razza di ladri che non fa parlare molto di sé, di quelli ben nascosti e insospettabili. Dei ladri che non verranno mai presi con le mani nel sacco ma che portano la loro refurtiva in bella vista proprio addosso a sé. Sto parlando di tutte quelle persone che appartengono alla categoria dei ladri perché non restituiscono ciò che hanno avuto in dono ma lo tengono, alcuni gelosamente e altri non curanti, tutto per se stessi. Non sentono neppure il peso delle loro malefatte, ma così facendo rubano ad altri la possibilità di godere dei magnifici doni con cui Dio ha voluto farcire questo mondo, siano essi uomini o beni inanimati.
Lo sappiamo bene, a volte ci sentiamo come piccole vele contro un uragano ma con quel poco che abbiamo possiamo l’infinito, l’inimmaginabile, l’incalcolabile. E, per ogni volta che sentiamo di aver così tanto da mancarci il fiato dall’emozione e dalla gioia, facciamo una promessa a noi stessi e a chi amiamo: spendiamo tutto, spendiamoci per intero e come san Francesco “… restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamogli grazie, perché procedono tutti da lui”.

Laura Pausini, Se non te
Testo: L. Pausini - N. Agliardi
Musica: L. Pausini - P. Carta
Laura Pausini, The Greatest Hits (2013)

Il tempo non ha tempo 
 Te lo prendi oppure se ne va 
 Scrivilo negli occhi 
 Fai di un attimo l’eternità 
Nella corsia delle emozioni 
 Io ti accompagno e tu mi sostieni 
 Ci proviamo insieme? 
Il tempo è una conquista 
 Che ti costa quello che ti da 
 Non è una sconfitta 
 È da sempre un’opportunità 
 Nella corsia dell’emozione 
 Viaggio in salita e c’è chi mi sostiene 
 Ci proviamo insieme noi? 
Per ogni volta che mi cercherai 
 io ti domanderò
 Quale destino è destinato a noi? 
 Per ogni volta che ho rischiato 
 Un sentimento e ho vinto 
Non chiedo niente se 
 Non voglio niente se 
 Se non te 
 Se non te 
 Per una volta ho così tanto che mi manca il fiato 
Non chiedo niente se 
 Non voglio niente se 
 Se non te 
Ecco chi siamo noi 
 piccole vele contro l’uragano 
 non c’è bisogno di camminare 
 tu già mi porti dove devo andare 
 Ci arriviamo insieme noi 
Per ogni volta che mi cercherai 
 io ti domanderò
 Quale destino è destinato a noi? 
 Per ogni volta che ho rischiato 
 Un sentimento e ho vinto 
Perchè secondo te 
 Chi vengo a prendere? 
 Se non te 
 Se non te 
 E questa volta ho così tanto che mi manca il fiato 
Non chiedo niente se 
 Non voglio niente se 
 Se non te 
 Se non te 

Musica & parole - Ci vuole poco



Musica & parole - Ci vuole poco

SCRITTO DA FRA GIORGIO RIZZI.

pag12 shutterstock 102249463 15“Il parrocchetto è fedele alla sua compagna al cento per cento, finché rimangono chiusi nella stessa gabbia”… la questione della fedeltà, ce lo insegna bene Gesù, non si risolve “semplicemente” con il non aver commesso materialmente il fatto… è ben più complicata e tocca l’intera sfera dei desideri e delle intenzioni più profonde per le quali decidiamo di unire la nostra vita a quella di qualcun altro (chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore). Se infatti a mancare non è il desiderio di trovarsi con un’altra persona che non sia l’amato ma la possibilità materiale di farlo, ecco che la nostra infedeltà è già stata pensata, covata e consumata… e non ci è meritorio neppure il fatto di aver costruito da noi quelle sbarre che ci impediscono di farlo, di uscire dalla gabbia dorata attorno a noi. 
La prima, direi l’unica, infedeltà che possiamo commettere è quella rivolta a noi stessi: quando ci prendiamo in giro, quando mentiamo a noi stessi per mettere a tacere la voce della coscienza, quando viviamo storie preconfezionate e a prova di adulterio viviamo in una menzogna, in “storie che non esistono” perché non ci siamo mai entrati seriamente, non siamo mai scesi veramente in campo per giocare e giocarci. 
È un peccato, un vero peccato e non solo un modo di dire il nostro dispiacere: è la mancanza di fiducia in Dio e nel suo progetto su di noi, la mancanza di fede nella nostra figliolanza divina, la paura dell’insuccesso che toglie il sorriso alla vita.
Se è vero che ci vuole poco a perdersi in storie che non esistono, è altrettanto semplice ricordare al parrocchetto che le ali gli sono state donate perché voli liberamente la dove il suo cuore già si libra felice, lontano da gabbie sicure ma sempre troppo strette.

NEFFA, Storie che non esistono
Testo e musica: Neffa
Neffa, Molto Calmo (2013)

Peccato che noi non ci parliamo più già da un po’
 forse abbiamo detto tutto, forse alcune cose restano. 
 Però si può ancora viaggiare con la musica (se lo vuoi), 
 perché ci fa vedere cose che solo gli occhi chiusi vedono, 
 che solo gli occhi chiusi vedono, vedono. 
Peccato che tutto il tempo se ne va (via da noi) 
 per quello che vorresti fare chissà se le tue ore bastano. 
 A volte ogni sforzo sembra inutile, (però poi) 
 in qualche modo continuiamo a vivere. 
Ci vuole poco a perdersi nelle storie che non esistono 
 ognuno su una strada e poi fino a dove arriverà 
 impariamo in fretta che si deve pretendere il massimo, 
 però a volersi bene solo qualcuno ce la fa. 
Peccato che per chi deve vincere 
 succede che da qualche parte qualcuno 
 presto o tardi perderà 
 si sa che il successo è indispensabile 
 ma forse serve molto meno per sorridere 
Ci vuole poco a perdersi nelle storie che non esistono 
 ognuno su una strada e poi fino a dove arriverà 
 impariamo in fretta che si deve pretendere il massimo, 
 però a volersi bene solo qualcuno ce la fa. 
Ci vuole poco a perdersi nelle storie che non esistono 
 ognuno su una strada e poi fino a dove arriverà 
 impariamo in fretta che si deve pretendere il massimo, 
 però a volersi bene solo qualcuno ce la fa. 

Musica & parole - Tre, due, uno…

Musica & parole - Tre, due, uno…

SCRITTO DA FRA GIORGIO RIZZI.
Nel mio passato (e presente) scout, una frase mi è sempre rimasta cara: ad un bivio, il primo modo per sbagliare strada è quello di non prendere nessuna delle due. E in questo nostro pellegrinaggio terreno verso la patria beata dei cieli mi è utile e di conforto sapere che, per quante strade sbagliate possa imboccare, la parola “fine” non sarà posta sul mio passaporto se non quando deciderò di sedermi e aspettare.
Certo, su una strada vera e propria accorgersi dell’errore è molto più evidente; su quella spirituale accorgersi che ci siamo seduti e che da un pezzo abbiamo smesso di camminare è assai più difficile. Ma, se ci penso, ricordo come mi sentivo e mi sento quando percorro una strada non mia: sono come anestetizzato, sonnambulo, in movimento sì, ma senza cuore né sentimento, capace di macinare chilometri senza però esserne consapevole e consenziente. Immobile.
Ebbene, su queste vie di morte si spende parte della nostra vita quando pur accorgendocene non facciamo nulla per cambiare. Che ci siamo arrivati da soli o condotti da qualcuno, la parola chiave per ripartire è ricordare, non dimenticare i nostri o gli altrui errori perché non è questo che ci viene chiesto: perdonare e perdonarci non significa affatto dimenticare, ma anzi è far tesoro del male, della morte, per ritornare alla vita (“ricordiamo la tua morte Signore, sì, ma per proclamare la tua risurrezione!!”).
E allora sì: nuovo sangue viene a scaldare queste vene pronte a ricominciare la strada verso la meta, il pellegrinaggio che conduce alla vita nuova, pronto a correre!

MARCO MENGONI, Pronto a correreTesto: M. Mengoni - Ermal Meta   Musica:
M. Owen - B. M. Weaver - J. Norton - D. J. H. Gibson
Marco Mengoni, #PRONTOACORRERE (2013)
Con te ero immobile. 
 Oggi ti vedrò di colpo sparire, 
 tra la folla te ne andrai. 
 Mi sono rotto delle scuse, 
 e sono stanco dei tuoi guai. 
 Hai detto che non vuoi più 
 camminare accanto a me, accanto a me.
 Ora questa casa mi sembra più grande: 
 illumino ogni angolo, 
 dipingo la noia, rivesto la stanza 
 di quel che d’ora in poi sarò. 
 Non mi fermerai né adesso, né mai 
 perché per troppe volte ho scelto te: 
 non sono immobile!
 Grazie per avermi fatto male, 
 non lo dimenticherò!
 Grazie io riparto, 
 solo controvento ricomincerò. 
E giro nel centro e faccio la spesa: 
 non mi sento fragile.
 Cento grammi di sole: 
 non serve l’amore 
 se poi diventa cenere. 
 Non mi prenderai 
 né adesso, né mai 
 perché per troppo tempo 
 ho scelto te, 
 dimenticando me. 
 Grazie per avermi fatto male, 
 non lo dimenticherò! 
 Grazie, io riparto 
 solo controvento ricomincerò. 
Sarò pronto a correre per me. 
 E tu ferma immobile… 
 Grazie per avermi fatto male, 
 non lo dimenticherò! 
 Sento nelle vene vita che si muove: ricomincerò, 
 sarò pronto a correre per me!

Musica & parole - Madre perla

Musica & parole - Madre perla

SCRITTO DA FRA GIORGIO RIZZI.
pag12 shutterstock 53165557Onora il padre e la madre… è una sorta di esortazione a dimostrare rispetto per tutto ciò che non abbiamo visto ma che la realtà ci dice essere stato fatto… 
Il problema nasce invece quando basiamo il nostro rispetto per i genitori solo su ciò che ci è sotto gli occhi in quel momento, come se ci fosse stata cancellata la memoria: mettiamo alla prova quotidianamente e pretendiamo la risposta giusta che, se non arriva puntuale, innesca critiche contro coloro che rimarranno sempre le persone con le quali non riusciremo mai a saldare il debito contratto alla nascita avendo ottenuto da loro la vita. Un’ostrica non si lamenta della conchiglia che la racchiude perché, seppur stretta, non è per essa una prigione ma uno scudo e quando se ne convince ecco la sorpresa più grande… la nascita di una perla, la scoperta di un tesoro.

ALEX BRITTI, Mamma & papàTesto e musica: A. Britti
Alex Britti, La vasca (2000)
Hey papà, stammi a sentire:
 ti ricordi quella volta che siamo andati a pedalare?
 Con le biciclette stanche, con le mani sporche e vuote
 eravamo come fratelli, uguali come due ruote.
 Ti ricordi la domenica mi portavi con te allo stadio?
 Quella volta che m’hai preso in braccio con la curva sotto assedio
 la gente che scappava, sembrava una guerriglia:
 io sembravo un’ostrichetta e tu la mia grande conchiglia.
Hey papà, la sera in televisione
 si vedeva di tutto e niente col tuo zapping da campione
 e mamma che sbuffava, e noi litigavamo
 eravamo così uguali eppure non ci capivamo.
 Noi, confusi dalla vita e dal lavoro,
 da una vita che non si è scelta ma che ci sembrava d’oro;
 bianco & nero come un film degli anni ‘30
 anche se me ne hai fatte tante, la mia fiamma non si è spenta
 e sto qui a cantare col tuo sangue nelle vene
 me ne hai fatte tante ma ti voglio bene.
Hey mamma, guardami adesso:
 sempre lo stesso figlio anche se non parliamo spesso,
 come quando da bambino che sembravi mia sorella,
 ti vedevo in mezzo agli altri ed eri sempre la più bella.
 Mi ricordo che stavamo praticamente sempre insieme
 tua unica missione era farmi stare bene
 anche quando invece non era tutto a posto,
 mi guardavi sorridendo e soffrivi di nascosto.
E quando arrivava l’estate andavamo sempre al mare
 con la macchina senza radio pensavamo noi a cantare
 le canzoni di Bennato, Battisti e De Gregori:
 eravamo sull’asfalto ma sembrava in mezzo ai fiori.
 E poi la sera non volevo mai dormire
 e tu anche se eri stanca mi venivi a coccolare
 e ancora adesso che non stiamo tanto insieme
 penso a quei momenti d’oro se ho bisogno di star bene
 passa il tempo siamo grandi in un istante
 ma sei ancora la mia voce più importante.
Quante volte vi ho pensati nei momenti più importanti,
 quando solo sopra a un palco affrontavo i miei giganti,
 quando in macchina di notte con l’Europa da scoprire:
 fare finta di star bene per non farvi preoccupare.
 Quante volte ho detto basta ma chi me lo fa fare,
 però poi pensando a voi non riuscivo mai a mollare:
 questa vita di speranze ma piena d’emozioni,
 questa vita che racconto spesso nelle mie canzoni,
 qualcosa che va oltre la realtà
 e che non finirà mai. 

Musica & parole - Pausa

Musica & parole - Pausa

SCRITTO DA FRA GIORGIO RIZZI.
pag 12 12 shutterstock 55566277Là fuori c’è di tutto: divertimento gioia, sballo, stordimento… ma quello che porto dentro è più grande, bello, intenso, importante e feroce; per troppo tempo è rimasto sedato, sepolto sotto l’indifferenza mia e di questa realtà in cui vivo, che mi chiede di dare fondo alle mie energie e risorse nel tentativo di stare al suo passo… quello stesso che poi non porta da nessuna parte, che ci chiede di essere sempre “up”, sempre pronti a rispondere ai suoi impulsi senza mai un attimo di tregua, senza un minuto per noi, per guardarci dentro e scoprire che lì c’è un urlo che aspetta di essere liberato e che vuole liberarci: SCEMO!! Già, a volte ciò che cerchiamo e facciamo è scemo, non lascia traccia ma solo vuoto; scemo, è quello che mi ripeto quando perdo tempo in cose che non mi migliorano, quando levando lo sguardo al cielo chiedo a Dio che queste lacrime e solo loro possano essere la nostra compagnia, mia e sua, il nostro momento di fermo e pausa, il nostro punto a fine riga. 
A proposito… questo è stato il primo punto dall’inizio del capoverso e chiedo a te: com’è stato leggere tutto senza neppure un attimo di pausa? Difficile? Impossibile? Eh sì… una pausa ogni tanto è proprio necessaria per tirare un bel respiro e ripartire… non se ne può proprio fare a meno!

ZUCCHERO FORNACIARI, L’urlo
Testo e musica: M. L. Brown, A. Fornaciari,
T. Moss, L. Ferré
Zucchero Fornaciari, La sesión cubana (2012)
Questo è un urlo che viene 
 e un urlo che va 
 dal buco del c..o al cuore.
 Non c’è più religione:
 per questo sarà 
 un grido di rabbia e dolore.
 Ma cosa c’è di volgare, 
 oltre all’essere scemo? 
 Digli che è scemo, scemo tu. 
 Digli che è scemo.
 Digli che è scemoooooo.
Questo è un urlo feroce, 
 non è un canto di pace che fa: 
 get on down, get on down, get on down. 
 Perché la fuori c’è di tutto: 
 pescicani e barracuda, 
 sciacalli e meduse, 
 polipi e molluschi, 
 topi di fogna e un serpente strisciante che è: scemo. 
 Digli che è scemo, scemo tu. 
 Digli che è scemo.
 Digli che è scemoooooo.
Non ho parole, babe,
 adesso non ne ho più.
 Ho gli occhi fissi al cielo, 
 pieni di pianto.
 Ma sento
 un canto, 
 un rumore, 
 che cresce: 
 un grido del cuore! 
 Ma cosa c’è di volgare, 
 oltre all’essere scemo? 
 Digli che è scemo, scemo tu. 
 Digli che è scemo.
 Digli che è scemoooooo.

Musica & parole - Egomania


Musica & parole - Egomania

SCRITTO DA FRA GIORGIO RIZZI.

pag12 shutterstock 42555052Io… pronome personale spesso sottinteso e molto più spesso espresso come soggetto delle nostre frasi, azioni, pensieri… di quelli belli, di quelli edificanti… di quelli che facciamo per propaganda e pubblicità personale…
Io… ciò che rimane da un’amputazione dolorosa, che risale ai tempi di Adamo ed Eva, quando davvero l’uomo pensò di essere Dio
Io… forse davvero il nemico più astuto contro il quale dobbiamo combattere la lotta più dolorosa perché ci spezza in due… la battaglia che ci porta a capire come l’universo è fuori di me e io ne sono una infinitesima parte…
Risultato? Abbiamo imparato che nella vita ci sono due dei… il primo, noi stessi, per quando le cose vanno bene; il secondo Dio, che si assume le colpe di ciò che non va… o meglio di ciò che non riusciamo a far funzionare…
E quindi “Io sono bello, bravo, buono”… ma quando le cose non girano il pronome diventa nome proprio e la frase “Dio, perché questo, perché quest’altro…?” sempre che non si trasformi in uno sterile quanto stupido insulto rivolto a lui.
Ma, per quanto sia bella l’idea di essere come Dio, la malattia ha un nome, egomania, e la cura è una sola: tornare ad essere uno con la parte che ci manca e che mai potrà appartenerci… tornare ad essere uno con Dio che è tutto ma soprattutto amore.

Niccolò fabi, Io
Testo e musica: N. Fabi
Niccolò Fabi, Ecco (2012)
Non sarà mica l’ego l’unico nemico vero di questo universo? 
 Non sarà certo questo piccolo pronome il centro di ogni discorso? 
Io che mi sveglio la mattina presto, io 
 Io che lavoro sempre tutto il giorno, io 
 Io sono quello che è nei miei panni 
 Io sono quello che ogni volta paga i danni 
 Io solo soffro io solo sono stanco 
 Io solo cerco di calmare il mio tormento 
 Io che mia madre non mi ha mai capito 
 Io che mio padre non l’ho mai stimato 
 Io 
Non sarà mica l’ego l’unico nemico vero di questo universo? 
 Non sarà certo questo piccolo pronome il centro di ogni discorso? 
Tu non capisci la mia situazione 
 Tu non rispetti la mia condizione 
 Tu non ti sforzi non mi incoraggi 
 Non accompagni mai nessuno dei miei viaggi 
 Io non mi sento mai gratificato 
 Io non mi sento mai realizzato 
 Io sono sempre pronto a perdonare 
 Io sono sempre pronto a rinunciare 
 Io 
Non sarà mica l’ego l’unico nemico vero di questo universo? 
 Non sarà certo questo piccolo pronome il centro di ogni discorso? 
No, non è un mestiere mio 
 assomigliare a Dio 
 per quanto bella sia l’idea 
 si, si chiama egomania 
 la nuova malattia 
 di questa società dell’io.

Musica & parole - Uno, e innamorato


Musica & parole - Uno, e innamorato

SCRITTO DA FRA GIORGIO RIZZI.

pag12 15 shutterstock 92754175Due sono, da sempre, le immagini che l’uomo si è fatto di Dio: o è onnipotente o non conta nulla, o c’è e può tutto o se non fa niente non esiste… e tra questi due poli ecco che stupendamente Gesù ci rivela l’unico volto del Padre, quello di un innamorato che per amore fa tutto, sempre, a più riprese, incurante degli insuccessi. E non ci scandalizzi parlare di un Dio che fallisce perché, seppure sia onnipotente, non può di certo fare tutto… non può fare la sua e la nostra parte, per questo aspetta una risposta… proprio come un innamorato, che ha il potere di mettere sul piatto della bilancia solo la metà dell’amore, pregando, sperando che l’altra metà gli arrivi come un dono, il regalo più bello dalla persona che più ama e che sola può donare l’equilibrio a quella bilancia che è la vita.
Quanti doni, quante lusinghe, quali attenzioni con il rischio poi di trovarsi con niente in mano ma sempre pronto a ricominciare, sempre disposto e disponibile per amore, tenace come il più perso degli amanti, pronto a sfidare altri spasimanti più attraenti, di bell’aspetto ma vuoti… capace di sopravvivere con quel poco o niente che riceve perché certo del fatto che lui solo può darti il meglio, lui, troppo buono.
Un solo Dio, uno solo capace di amarti appunto… da Dio!
“Ripenserai ancora a tutto il bene che ti ho dato solo e solamente io e a quanto il niente tuo per me fu tutto…”.

TIZIANO FERRO, Troppo buono
Testo e musica: T. Ferro
Tiziano ferro, L’amore è una cosa semplice (2011)
La metà di una bugia non fa la verità,
 quindi nonostante tutto non potrò più amarti.
 E mi prendevo in giro: 
 avevi tutta la vita davanti e lo capivo.
La metà di ciò che penso non l’ho scelto solo io 
 perchè credere di amarti non sa bastarmi 
 e, anche stringendoci 
 o parlandone e negandolo, 
ripenserai ancora 
 a tutto il bene che 
 ti ho dato solo e solamente io, 
 ripenserai ancora 
 a quanto il niente tuo 
 per me fu tutto 
 e per sempre hai perso un pezzo di me; 
 e lo sai che son stato troppo buono 
 ma che, stanco ormai, non posso più. 
Tutto quello che ho sbagliato lo so bene anche io, 
 ma non sono mai arrivato a sentirmi così tanto inutile 
 e, in tempi avversi, 
 ti salvai la vita tante volte,: non ti accorgesti?
Ripenserai ancora a tutto il bene che 
 ti ho dato solo e solamente io, 
 ripenserai ancora a quanto il niente tuo 
 per me fu tutto 
 e per sempre ho perso un pezzo di me; 
 e lo sai che son stato troppo buono 
 ma che, stanco ormai, non posso più. 
è vero: è complicato odiarti, 
 nessuno al mondo può negarlo, 
 tanto meno oggi io, e… 
è vero è complicato amarmi, 
 nè io nè te ci riusciamo: 
 io da sempre, tu per niente…
Ripenserai ancora a tutto il bene che 
 ti ho dato solo e solamente io, 
 ripenserai ancora a quanto il niente tuo 
 per me fu tutto 
 e per sempre ho perso un pezzo di me; 
 e lo sai che son stato troppo buono 
 ma che, stanco ormai, non posso più.