venerdì 15 ottobre 2010

Musica & Parole - Troppo tardi?

Cos’è quell’attimo, quel secondo che separa il prima dal dopo, l’evitabile dall’irreparabile? Come si chiama quella frazione di vita che pone un muro, apre un baratro tra noi e coloro che, fino a poco prima, pensavamo essere nostri amici?
Penso a tutte quelle volte in cui mi sono detto o nelle quali ho suggerito che la cosa migliore da fare sarebbe stata prendersi due minuti di tempo, prima di fare o dire qualsiasi cosa… fare un bel respiro profondo invece di trovarselo spezzato in gola insieme alle cose più importanti, quelle parole che non osiamo dire mai. Forse è così: non siamo capaci di creare qualcosa che duri. Forse a questo siamo destinati o forse a questi ci siamo condannati: non accettiamo che il male possa venirci da quelle persone che riteniamo amiche, così le facciamo passare immediatamente dall’altra parte dello schieramento, dalla parte dei cattivi. Perché se è difficile riuscire a perdonare e perdonarsi qualcosa, è molto più difficile e improbabile essere capaci di ricostruire ciò che abbiamo contribuito a distruggere tuffandolo nel dolore dei silenzi. È difficile recuperare con mille parole ciò che poteva essere salvato dalla forza di una sola di esse: perdono! Forse è vero, in alcuni momenti ci accorgiamo che non c’è più tempo; e come si spezzano il respiro e la parola, così svanisce quell’ultimo tentativo di salvare il bello e il buono dalla morte dei ricordi per farlo vivere nel presente.
"Forse”, ma ricordiamoci che con questa parola indichiamo sempre e solo metà della verità: il forse del BELLO non è BRUTTO? Il forse del Sì non è NO… il forse di “ormai è troppo tardi” non può essere “invece no”?

Invece no
Laura Pausini

Testo: Laura Pausini - Niccolò Agliardi
Musica: Laura Pausini - Paolo Carta
Laura Pausini – Primavera in anticipo (2008)

Forse bastava respirare, solo respirare un po’
fino a riprendersi ogni battito
e non cercare l’attimo, per andar via (non andare via)
perché non può essere abitudine
dicembre senza te, chi resta qui spera l’impossibile.
Invece no, non c’è più tempo per spiegare
per chiedere se ti avevo dato amore.
Io sono qui e avrei da dire ancora, ancora.

Perche si spezzano tra i denti
le cose più importanti
quelle parole che non osiamo mai
e faccio un tuffo nel dolore, per farle risalire
portarle qui, una per una qui
le senti tu…pesano e si posano per sempre su di noi
e se manchi tu, io non so ripeterle io non riesco a dirle più.

Invece no, qui piovono i ricordi
ed io farei di più, di ammettere che è tardi
come vorrei, poter parlare ancora ancora.

E invece no, non ho più tempo per spiegare
avevo anch’io (io) qualcosa da sperare davanti a me
qualcosa da finire insieme a te.

Forse mi basta respirare
solo respirare un po’.

Forse è tardi, forse invece no.

Musica & Parole - Lasciare… accogliere

Sposare “una fraternità alla quale ci si affida” (così recita la formula di professione dei voti religiosi di noi frati) significa lasciare una famiglia accogliente per un’altra “da accogliere” ma che rimane pur sempre una famiglia. Lo sappiamo, ogni scelta implica un lasciare per accogliere, ma il modo in cui si lascia e si accoglie fa la vera differenza. Nel cuore dei sei frati che in settembre hanno emesso la loro professione perpetua e dei cinque che per un anno hanno sposato i voti religiosi di san Francesco si sarà senz’altro accesa la fiamma della vocazione, quel fuoco che chiama a “costruire il tuo progetto sotto un altro sole”.
Quel progetto che non è da costruire ma da realizzare, da portare a compimento perché altrove e in altri tempi è stato seminato ed è germinato. Lasciare la propria famiglia per abbracciare una fraternità è un “andare via senza avere niente da dimenticare”, perché il cuore ci chiede di lasciarlo battere a pieno regime altrove. La parola che la fraternità ci insegna a scrivere nella nostra vita non è “fine”, poiché nulla finisce ma tutto cambia, si trasforma e prende nuova vitalità… nessuno si fa frate per scappare e dimenticare perché “nei ricordi abitano amore ed amicizie vere”.
Quegli stessi amori e amicizie di cui far tesoro per vivere bene con i fratelli che il Signore ci dona e realizzare già qui ed ora la visione profetica di Isaia che vedeva il leone e il capretto pascolare assieme e l’orsa vivere con l’agnello… in tutte le nostre fraternità possiamo trovare sia l’uno che l’altra, il frate forte e quello docile, l’irruento e il calmo ma tutti riuniti per un unico obiettivo: il Regno di Dio da costruire insieme, ognuno mettendoci del suo. E prima di chiedere al fratello che cosa porta con sé impariamo l’umiltà e la capacità di chiedere a noi stessi quale dono possiamo essere per i fratelli ai quali Gesù ci “lega”. Sì, avete letto bene, perché non sono libero di amare fino a quando non mi lego e amare una fraternità è legarsi ad essa, intrecciare la propria libertà a quella di altri senza sentirsi in gabbia ma pensando che Dio stesso ha legato per primo e per sempre la propria libertà all’amore che ha per noi.

Ancora una notte insieme
Pooh


Testo: V. Negrini
Musica: R. Facchinetti
POOH – Ancora una notte insieme (2009)


Devo andare via e porterò con me solo l’essenziale
perché il mio progetto costruisce tutto sotto un altro sole.
Se uno parte è perché non può più stare qui
ma c’è ancora una notte insieme

per poter dare ai fatti un nome che non sia “fine”.
Devo andare via senza avere niente da dimenticare

perché nei ricordi abitano amore ed amicizie vere.
Questa vita si arrotola e il tempo ci dà il potere di non sbagliare

perché il tempo ci insegna quando e da chi tornare.

E si vincerà e si perderà

siamo e restiamo sempre noi,
come fiumi ed affluenti al mare.
Il mondo è una città e anche se non vuoi
ci ritroviamo prima o poi.
E se il tempo è prepotente e ci spreme
ci regala un orizzonte

e ancora una notte insieme.

Devo andare via perché il mio cuore sta battendo lentamente
e se cerco Dio dentro la libertà ci trovo poco o niente

In un passo normale,
ma molto di più ma c’è ancora una notte insieme
per poter dare ai fatti un nome che non sia “fine”.

E si vincerà e si perderà
siamo e restiamo sempre noi
e, se perdi, ti puoi sempre rifare.
Il mondo è una città e anche se non vuoi
ci ritroviamo prima o poi.

E, se il tempo è prepotente e ci spreme,
ci regala un orizzonte

e ancora una notte insieme,
ancora una notte insieme,
ancora una notte insieme.

Musica & Parole - Una vita possibile?

Giro in macchina per le vie della città, in cerca del pezzo unico e raro che renda speciale il mio Natale e quello delle persone che amo.
Mi trovo a divorare chilometri in città che non conoscono più la notte e il silenzio, perché sempre accese dalle luci delle vetrine e dalle voci della gente; persone che non sanno cos’è il riposo, quello degli occhi dalle violenze della vita, quello del cuore dai ritmi e tempi da rispettare, quello dell’anima, persa nei vicoli bui e lontani del vivere.
Cammino per città divorate dalla loro stessa fame di numeri: costi, spese, acquisti, entrate e uscite ma tra tutti i più importanti, osannati e ricercati, i numeri uno, quelli dello spettacolo, della tv, quelli del calcio o della politica, quelli di oggi, non più quelli di ieri già scordati e superati o di domani non ancora nati.
Sete di numeri uno, sete dei bagliori di chi è reso migliore, sulla carta, da qualche presunta qualità senza pari. Cammino per la città e mi stupisco nel pensare che nella corsa per i primi posti siamo tutti soli, dall’inizio alla fine: soli alla partenza, soli nel vivo della corsa, soli al traguardo… come si può essere primi in ciò che deve essere vissuto insieme? come primeggiare in un lavoro di squadra o meglio di famiglia?
Alla vista di un bambin Gesù adagiato nella vetrina di un supermercato, mi fermo nelle vie di questa città e penso: forse è proprio all’idea di dover essere sempre all’altezza che diventa impossibile fare anche la cosa più normale e bella, la cosa più spontanea e istintiva: vivere?
Sono ancora qui, fermo davanti alla vetrina. La gioia dei miei acquisti di Natale è sparita, cancellata dalla sensazione di sentirmi solo, estraneo nelle arterie di questo corpo di cemento, lontano dal mio cuore che sono i miei affetti e penso a quale speranza possano nutrire i deboli, se non che a loro volta i forti dimostrino, una volta tanto, la loro abilità per tornare a costruire una squadra, no, una famiglia che gareggi insieme nella corsa della e alla vita.
Sono fermo davanti a quel Gesù, un pezzo di casa, un pezzo di famiglia in una città dove il farsi piccoli è sparire, e davanti a questo Gesù prego perché lui, piccolo, si è guadagnato, una volta di più, la mia vita. E me ne torno a casa con il mio pezzo unico e raro per il Natale mio e di chi amo, felice che, una volta tanto, un Piccolo non sia sparito ma sia diventato via per altri, verità per me e vita per tutti.

L’Impossibile Vivere
Renato Zero

Testo: R. Zero – V. Incenzo
Musica: C. Guidetti – M. Fabrizio
RENATO ZERO - Amore dopo amore (1998)

Nella guerra dei numeri
che speranze hanno i deboli?
Forse brillano, giusto un attimo
per tornare nell’oscurità.
Sono ancora complice
di questo gioco impossibile,
ancora libero d’amare
e ogni volta ritornare a...

Vivere, vivere:
un rimedio alla paura;
vivere, vivere
una vita che so che c’è.

Da un balcone improbabile
vedo gli alberi crescere
e mi sembra che, anche dentro me,
tutto sia migliore di com’è.
Non lasciarti convincere
che vinca sempre il più abile:
la stupidità divora
facce e nomi senza storia.

Vivere, vivere
e capirsi e reinventarsi;
vivere, vivere:
chi sa farlo meglio di te.

Vivere, vivere:
una promessa che hai fatto a me!

Lasciare il cuore andare ed impazzire…
Vivere: finalmente, intensamente!
Vivere, vivere
ogni brivido dentro te

Vivere, vivere:
chi può farlo meglio di te?
Una promessa che hai fatto a me,
finché c’è vita in te.

Musica & Parole - Ricchi di Dio

Per tutto il tempo della mia vita: mi torna in mente la prima e unica volta che ho usato queste parole, il giorno della mia professione religiosa. Cosa mi si è attaccato addosso quel giorno? Tutto: appena professato mi sentivo padrone del mondo, arricchito da tutte le persone e le cose che in quel momento divenivano miei fratelli e sorelle. Ricco, pur avendo scelto l’esatto opposto; mi trovavo riempito di tutto proprio dopo aver rinunciato al possesso di ogni cosa.
Per tutto il tempo di questo tempo: una formula magica che poche volte nella vita ci è concesso di pronunciare e che quindi va pensata, studiata e meditata a lungo. Scegliere qualcosa per sempre significa indossare qualcosa che poi non se ne andrà più via, qualche cosa che andrà sommata a tutte le altre scelte indelebili che già abbiamo fatto.
Per questo le cose che scegliamo vanno ponderate, per non rischiare di trovarci a metà della nostra strada troppo appesantiti e stanchi per continuare.
Nella vita ci si lega a qualcosa per non essere barche alla deriva… ma, più ormeggi abbiamo, meno movimento, meno incontri, meno ricchezza incontriamo… bisogna scegliere bene quali compagni di viaggio vogliamo avere e “sorella povertà” è la compagna ideale.
Affascinati dall’unica ricchezza che possiede, la sua gioia, il suo sorriso, i figli di san Francesco e di santa Chiara non scordano il primo incontro con quella donna, il cui amore non muta per la vita intera, unico punto fisso in questa esistenza da camaleonte che li chiama a testimoniare Gesù povero tra le povertà umane.
È un mondo che cambia continuamente sotto i nostri piedi, e più in alto costruiamo la nostra dimora meno ce ne accorgiamo. La vita sembra strana: pensi di doverti preparare un futuro certo e ricco accaparrando il più possibile nel presente, mentre a volte è normale scoprirsi ricchi proprio dopo aver abbandonato ogni cosa. Per un gesto di povertà (il Figlio di Dio che lascia il suo cielo per piangere qui sulla terra), noi uomini ci scopriamo ricchi: anche noi possiamo diventare figli di Dio, anche la nostra umanità può, abbassandosi, ri-trovarsi divina per l’eternità, per tutto il tempo del nostro tempo.

Per Tutto Il Tempo

Raf

Testo e musica: R. Riefoli
Raf – Soundview (2009)

In questo mondo che deve cambiare
tu non cambiare mai
le righe scritte a mano
dal tuo cuore su un foglio bianco
tra i regali di Natale.

Andiamo fuori che nevica
e sembra vero questo finto inverno
si può sorridere si può sperare
per quanto strana
la vita a volte sembra normale.
Io che ho avuto tanto non mi rendevo conto
che in fondo quel che conta è dividere con te
ogni attimo…

Per tutto il tempo di questo tempo
che quando l’hai compreso è già passato.
Giorno per giorno andremo avanti
un passo dopo l’altro
sempre in contatto stretto per tutto il tempo…

E ho cercato tutte le parole
negli orizzonti aurore luci e stelle
ma non c’è niente che possa esprimere
vagamente quello che provo per te.

Ma tu che hai imparato a leggere dentro di me
sai che vorrei, vorrei portarti via…
E più lontano sopra un arcobaleno
nel mezzo di un concerto in mare aperto…

E il vento sul tuo viso avrai
la curva di un sorriso strepitoso
che come un faro acceso
per me che ti guardo col fiato sospeso
come quella prima volta che incontrandoci per caso
il destino ci ha sorpreso
sentirai guardandomi negli occhi
che non è cambiato niente
in quel riflesso ci sei sempre tu, sei tu…

Per tutto il tempo del nostro tempo
che appena l’hai afferrato è già tornato…
tu lascialo andare tanto non può cambiare
un vero amore, vero per tutto il tempo…

Musica & Parole - Amore vs. orrore

“In medio stat virtus”… non so come mai quest’espressione mi torna alla mente ogni volta che inciampo in quegli eccessi, tanto fastidiosi quanto inutili, che costellano le “gioie” di oggi.
Sorprende la capacità che abbiamo maturato di lanciare il nostro animo nella gioia più piena e sfrenata, per poi passare nell’attimo successivo allo stato d’animo opposto… dalle stelle alle stalle, dal poter toccare il cielo con un dito al raccogliere da terra i cocci del nostro cuore arido e fuori allenamento per sopportare tali eccessi…
Dove trovare quel qualcosa che stia nel mezzo ma che riempia in tutto la vita e che la rende felice… dove trovare quest’ingrediente? Mi interrogo e lo chiedo anche alle persone che vedo felici e scorgo una risposta nei loro sguardi limpidi che riportano il sereno in me; ascolto le loro parole d’amore che sfidano la paura dell’uomo di guardarsi dentro, di soffrire, di trovare in sé un tesoro che altri potrebbero sottrargli. Ascolto le loro storie che nella compostezza dell’ordinarietà hanno sfidato e vinto il tempo e il mondo, gli anni e i giudizi… le loro vite semplici, che nel quotidiano hanno trovato quel pizzico di “pepe” che lo rende straordinario e gioioso.
Il mondo continua a cantare storie che parlano d’orrore… perché non rispondergli con una favola d’amore, un bellissima storia d’Amore che spesso crediamo di aver perso?
Una storia da suggerirvi l’avrei e se, vorrete partire da questa per scrivere la vostra, eccovi la fine: “Gesù, avvicinatosi, disse loro: io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).


Su questa panchina
Jacopo Ratini
Testo e musica: J. Ratini
Jacopo Ratini - Ho fatto i soldi facili (2010)

Il mondo canta storie che parlano d’orrore, noi non lo ascolteremo
Il mondo fa la guerra, noi tutti giù per terra giocheremo a biglie

Dipingimi la faccia coi colori dell’arcobaleno
Sorridi ancora perché il tuo sorriso porterà il sereno
Ci conosciamo, ci siamo detti ti amo
e non è successo nulla di strano
Questa paura d’amare che ci gira intorno
è solo una bugia per non guardarsi dentro
Ora siam di nuovo qua, come qualche anno fa, su questa panchina

Il mondo canta storie che parlano d’orrore, noi non lo ascolteremo
Il mondo fa la guerra, noi tutti giù per terra giocheremo a biglie
Ora siam di nuovo qua, come qualche anno fa, su questa panchina

E guardo gli occhi tuoi perché negli occhi tuoi si vede il cielo
E basta un tuo sorriso che mi sento già così sereno
Oggi partiamo, oggi voliamo e mano nella mano andiamo lontano
Questa paura di stare bene insieme
è una bugia degli uomini per non soffrire
Ora siam di nuovo qua, come qualche anno fa, su questa panchina

Il mondo canta storie che parlano d’orrore, noi non lo ascolteremo
Il mondo fa la guerra, noi tutti giù per terra giocheremo a biglie

Ho voglia di scrivere ancora una lettera come non si fa più
Ho voglia di leggere ancora una favola, come non si fa più
Ho voglia di riavere cose di un tempo, che non tornano più
Ho voglia di avere qualcosa che ho perso, che ho perso

Il mondo canta storie che parlano d’orrore, noi non lo ascolteremo.

Musica & Parole - Senza se e senza ma

Fedeltà: ciò che è stabile, sicuro, certo, ciò che rimane uguale a se stesso, e perciò anche ciò che è vero.
Una volta lette queste tre righe sembra quasi scontato trovarla descritta così ma prima di questo momento quanti significati poteva avere per me la fedeltà?
Andando a comprare uno stereo avrei preteso che la sua Alta Fedeltà riproducesse “il meglio possibile” tutti i suoni e le melodie di un’intera orchestra, o parlando di un cane avrei sott’inteso con questo termine la sua più totale e indiscussa lealtà.
Ma, per quanto allenata e portata ai massimi livelli, la fedeltà dell’uno e dell’altro non avrebbe potuto sostituire l’impagabile gioia ed emozione di un concerto dal vivo o di un abbraccio umano.
Ho come l’impressione che l’uomo in fatto di fedeltà si accontenti, non puntando al massimo, ma racimolando il minimo per sopravvivere, cercando ciò che “per ora” è stabile, quello che “in questo momento” è sicuro, quello che ancora non è cambiato… e poi si vedrà.
“Se fosse per sempre mi stupirei, se fosse per sempre ne gioirei”
Perché oggi non riusciamo a pronunciare la parola “fedeltà” senza farla precedere da un “SE”?
Forse perché il “sempre” dell’uomo è in realtà un “finché lo voglio” e la sua “fedeltà” un “fino a prova contraria”, tanto da stupirci nel vedere che qualcuno la pensa diversamente e vive diversamente.
“Prometto di esserti fedele, per sempre”… sono parole, sì, ma con un significato che può o uccidere o far vivere al settimo cielo… dipende sempre dalla luce sotto la quale le guardiamo: se pretendiamo solo che la fedeltà ci sia dovuta, allora al minimo cedimento altrui mandiamo tutto all’aria… se invece pensiamo che prima di pretenderla la possiamo donare, come il più bel regalo fatto a chi amiamo, tutto cambia.
In mezzo a tradimenti, solitudini e rinnegamenti Gesù non ha rinunciato al suo personale dono per l’umanità e questa sua fedeltà ha rimesso in piedi una Chiesa spaurita e divisa… Francesco d’Assisi, sulla Parola del Signore riedificò la Porziuncola e generò una famiglia di fratelli… e noi cosa potremo rimettere in sesto noi con un po’ di egoismo in meno e un po’ di fedeltà in più?

Se fosse per sempre
Biagio Antonacci

Testo: B. Antonacci
Musica: B. Antonacci – M. Canova
Biagio antonacci – Inaspettata (2010)

Se l’amor si paga dopo,
noi senza inferno non resteremo.
Se l’amor mi costa questo,
non voglio sconto: voglio pagare.

Io: innocente mai mai,
invadente mai mai,
prigioniero mai mai,
fuori tempo mai mai,
non regalo mai mai,
non ritardo mai mai,
non dipendo mai mai,
non ho pace mai mai!

E se fosse per sempre mi stupirei;
e se fosse per sempre ne gioirei,
perché quando mi rubi e mi stacchi dal mondo
sale forte l’umore e l’amore va in sole.

Tra la polvere del mondo,
mi son trovato e ho camminato:
nelle mani avevo fiori
e tante scuse per non morire.

Tu: disillusa mai mai,
esordiente mai mai,
regolare mai mai,
indecente mai mai,
non mi perdi mai mai,
ma non perdi mai mai,
non confessi mai mai,
non subisci mai mai!

E se fosse per sempre mi stupirei;
e se fosse per sempre ne gioirei,
perché quando mi rubi e mi stacchi dal mondo
sale forte l’umore e l’amore va in sole.

Mia divinità a corrente continua,
mia che come te non ne fanno mai più,
profumiamo insieme di un’essenza che resta:
cosa vuoi che sia la diversità?

E se fosse per sempre mi stupirei
E se fosse per sempre…